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don Gilberto Pressacco

Gilberto Pressacco (Turrida di Sedegliano 19 settembre 1945-Udine 17 settembre 1997), dal 1970 al 1997 Direttore del Coro Candotti, fu ordinato sacerdote nel 1970, prestando servizio a Roma, Codroipo, Udine (S.Paolo), Tavagnacco (Molin Nuovo), Udine (collab. S. Giorgio), Martignacco (Ceresetto), Udine (collab. S. Cuore). Si laureò in teologia dogmatica presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, nell’anno accademico 1980/81, discutendo la tesi La teologia "dalla prassi di liberazione" di Hugo Assmann: analisi strutturale e discussione critica (relatori i proff. Wladimir Boublik e Aniceto Molinaro); nell’anno accademico 1985/86 conseguì la laurea in lettere, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova, discutendo la tesi di storia della musica Tropi, prosule e sequenze del Graduale aquileiese (relatori i proff. Giulio Cattin e Giacomo Baroffio).

Foto di don Gilberto Pressacco

Don Gilberto Pressacco

Allievo del m.o Gianfranco Plenizio (pianoforte) e del m.o Bruno Coltro (composizione), partecipò ai corsi di semiologia gregoriana organizzati dall’AISCGRE di Cremona; di musica medievale con Michel Huglo e Marcel Perès organizzati dall’Università della Sorbona nell’Abbazia di Royaumont; di musica rinascimentale e barocca con Andreas von Ramm all’Università di Padova.

Insegnò dal 1970 al 1973 alla Scuola Media "G. Bianchi" di Codroipo; dal 1973 al 1980 al Liceo Classico "J. Stellini" di Udine (qui fondò un Coro tra studenti, ancora esistente, che, caso forse unico in Italia, ha la particolarità di avere la Direzione affidata ad uno studente, che, quando lascia il Liceo, la trasmette ad un altro studente di sua scelta. A fine 1997 il Coro è stato affiancato da una Gruppo strumentale da Camera, che arricchisce il repertorio della formazione); dal 1980 al 1992 fu Maestro di Cappella del Duomo di Udine; dal 1981 fu docente di Esercitazioni corali presso il Conservatorio Statale di Musica "J.Tomadini" di Udine. Istruì e diresse formazioni vocali e strumentali (Coro "G. B. Candotti" di Codroipo, Gruppo da Camera "F. Candonio" e Schola Aquilejensis di Udine) con le quali si dedicò particolarmente al repertorio medievale, rinascimentale e barocco, classificandosi brillantemente in alcuni concorsi internazionali.

Fu membro dell’Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Udine, dell’Istituto di Scienze Religiose di Gorizia e della Societas Veneta di Storia Ecclesiastica di Padova.

I suoi primi lavori, di carattere divulgativo, avevano lo scopo di fornire supporti didattici all’attività musicale pratica (si tratta di alcune pubblicazioni comparse su riviste quali "Lettere friulane" di Udine e "La Cartellina" di Milano); in seguito allargò il campo delle sue indagini al patrimonio monodico medievale, in particolare alla cosiddetta musica aquileiese, che tentò di distinguere dal canto patriarchino, interessandosi pure alla produzione poetico-musicale di Venanzio Fortunato, Paolo Diacono e Paolino di Aquileia (anche nei complessi aspetti della sua personalità ed attività); al consistente patrimonio liturgico-musicale di Sequenze, Tropi e Prosule tramandato nei codici ‘aquileiesi’ attualmente conservati in Biblioteche locali, italiane e straniere; al patrimonio locale dei Drammi liturgici e delle Polifonie primitive (curando l’esecuzione integrale del repertorio contenuto nei codici cividalesi in occasione del Congresso Internazionale sulle polifonie in Friuli ed in Europa organizzato a Cividale del Friuli nel 1981 dal prof. Pierluigi Petrobelli) ed anche alle forme musicali popolari (di tradizione orale) al fine di appurarne le eventuali affinità con forme musicali "culte" (di tradizione scritta).

Curò la trascrizione moderna, l’analisi e l’edizione di un inedito Gloria trecentesco di Rentius de Pontecurvo, recuperato da un frammento pergamenaceo utilizzato come foglio di guardia di una vacchetta notarile cinquecentesca), dei Cantica Sion in terra aliena a otto voci in doppio coro di Alessandro Orologio e di alcune composizioni dei secc. XVI-XVIII su testi in lingua friulana di Giovanni Croce (Mascarata a 6 da furlani, compresa nelle Mascarate piacevoli et ridiculose per il carnovale , Venezia 1590), Gjoldìn, gjoldìn fin che podìn ("canzonetta sentita a cantare da doi contadine furlane", Venezia 1634) di Lazzaro Valvasensi, Povere ce farajo ("canzonetta furlana") e Sovra riva deserta del torbido ed instabil Tagliamento ("lamento della bella furlana") di Luigi Pozzi (pubbl. a Venezia nel 1652). Ciò gli diede l’occasione di constatare l’identità tematica tra un canto/ballo popolare (Me da pît de l’arborsìt) ‘citato’da G. Croce nella sua Mascarata ed il "ballo furlano" L’arboscello pubblicato da Giorgio Mainerio ne Il Primo Libro de Balli (Venezia 1578).

L’interesse per la personalità intellettuale e per la produzione musicale di quest’ultimo musicista s’accentuò alla successiva constatazione che anche il ‘misterioso’ ballo Schiarazzola Marazzola, presente nella stessa raccolta, era utilizzato quale elemento rituale da un gruppo eterodosso con ogni probabilità inquadrabile nel massiccio fenomeno dei Benandanti studiati a fondo e fatti conoscere dallo storico a antropologo Carlo Ginzburg nell’omonima pubblicazione edita da Einaudi.

Ciò indusse Pressacco a curare la trascrizione e l’edizione dell’intero fascicolo processuale contenente gli atti istruttori con le denunce e le indagini raccolte dal Tribunale dell’Inquisizione di Aquileia negli anni 1563-1564 a carico del musicista Mainerio (parmense d’origine, ma attivo in Friuli dal 1560 al 1582). Le congiunte analisi storiche, filologiche e musicali hanno permesso di appurare la natura eterodossa-trasgressiva di tali musiche rituali (parte integrante di pratiche cultuali ‘sabbatico-pentecostali’, di canti/balli ‘sagrali-estatici’ ‘in due cori’…) eredità arcaizzante di un patrimonio conservatosi per molti secoli all’interno di gruppi giudeo-cristiani, in qualche modo legati forse alla ‘tradizione marciana’.

Tale tradizione, com’è noto, interessa congiuntamente la storia religiosa e culturale sia di Aquileia sia di Venezia. Le ulteriori ricerche si sono dunque indirizzate a verificare le eventuali matrici ‘marciane’ anche di tali balli sabbatico-pentecostali: ne sono uscite interessantissime prospettive sulla natura coreica di alcune prassi liturgiche della comunità fondata/esaugurata attorno agli anni 40 dell’era cristiana dall’Evangelista Marco nelle ‘solitudini campestri’ di Alessandria d’Egitto.

Tale comunità, formata da uomini e donne e nota col nome di Terapeuti, fu descritta (secondo il primo storico della Chiesa, Eusebio di Cesarea) da Filone l’Ebreo nel suo trattato De vita contemplativa , che contiene appunto un’ammirata descrizione di tali pratiche coreiche notturne ‘in due cori’, che giungevano ad un livello di esaltazione/coinvolgimento paragonabile ai riti bacchici(!). L’individuazione di tali features della primitiva Chiesa di Marco collega queste ricerche musicologiche al più ampio ed attuale dibattito sulla varietà e libertà di espressioni liturgiche delle prime comunità cristiane, nonché sui loro rapporti con la setta degli Esseni di Qumràn, di cui i Terapeuti di Alessandria non erano altro che la ‘mistica’ sezione egiziana.

Tali indagini sono state oggetto di comunicazioni a congressi nazionali e internazionali (Bologna e Perugia, 1987); Bari, 1988; Venezia, 1990; Lubiana, 1991; Madrid, 1992; Budapest, 193; Venezia, 1994; Sopron, 1995; Ottawa, 1996).e di oltre cinquanta pubblicazioni, fra cui la ponderosa "Sermone, cantu, choreis et…marculis", Udine 1991.

Nell'ultimo decennio di vita, suoi importanti contributi artistici e scientifici lo portarono alla realizzazione di spettacoli e cicli monografici radiofonicio e a curare i fascicoli di presentazione di sei tra LP e CD; le sue ricerche furono oggetto della messa in scena di tre spettacoli: La legenda di Marco (regia di Lila Čepak, produzione RAI sede di Trieste, 1993), Choreis e marculis (regia di Claudio Mezzelani, produzione "Ai colonos", Villacaccia, Udine, 1995) e L’arc di san Marc - Mistero contadino (regia di Claudio De Maglio, produzione Mittelfest, 1996). Inoltre, era già avviata una collaborazione con Carlo Ginzburg in vista di un documentario su Menocchio per la rete inglese Channel Four, ma anche alla redazione del "Progetto Maqôr", un ampio progetto multidisciplinare e multimediale in fieri su Aquileia, la cui realizzazione era prevista per il Giubileo del 2000.

(da "Viaggio nella notte della Chiesa di Aquileia" di G. Pressacco e R. Paluzzano-Gaspari 1988)